Un funerale può diventare una festa?
di Valeria Cassarini
29 Marzo 2026


Una storia dalla provincia di Arezzo che dice tutto su libertà, memoria e previdenza.
Pochi giorni fa ha fatto notizia la storia di un ristoratore aretino che, prima di morire, aveva lasciato istruzioni precise: la festa del suo funerale si sarebbe tenuta nel suo locale. E per non gravare su nessuno, aveva già messo da parte i soldi su un conto corrente dedicato, per offrire il pranzo a tutti i partecipanti.
Una storia che, in poche righe, racchiude tutto il senso di quello che faccio: lasciare le proprie volontà, manifestare la propria libertà, chiedere una cerimonia che ci rappresenti al 100%.
È possibile festeggiare dopo un funerale? Assolutamente sì. E non toglie nulla al dolore. Se è il defunto stesso a chiederlo, significa che vuole essere ricordato in quel modo. Il funerale, in fondo, è proprio il rito che celebra la memoria di una persona.
Pensiamo a quanta energia dedichiamo agli altri riti di passaggio: il matrimonio, il battesimo, i 18 anni, i 50, etc. Per ognuno cerchiamo una cerimonia che ci somigli, grande o intima, rumorosa o raccolta, consapevoli che un giorno diventeranno ricordi preziosi.
Questo non accade per il funerale. È il rito a cui preferiamo non pensare, nonostante sappiamo che quel momento arriverà. E così, quando arriva, sono i nostri cari a doversi occupare di tutto, con mille dubbi su che cosa avremmo voluto.
Quante volte siamo stati a funerali chiedendoci perché si stesse celebrando una cerimonia che il defunto non avrebbe mai scelto?
Nessun rito standard potrà mai rappresentare davvero chi siamo. Serve tempo, intenzione, e la volontà di farlo.
Festeggiare dopo un funerale può sembrare strano, persino forzato. Ma quando sappiamo che è stata l’ultima volontà di una persona cara, tutto scorre in modo diverso, più naturale, più vero. Al contrario, senza un’indicazione esplicita, difficilmente i familiari avrebbero il coraggio di organizzare qualcosa del genere da soli.
Francesco non si era limitato a esprimere un desiderio. Aveva anche pensato all’aspetto economico, aprendo un conto corrente dedicato per coprire i costi senza gravare sulla famiglia. Un gesto di cura verso chi resta, concreto, silenzioso, straordinario.
Celebrare la vita
Il senso della festa è la vita, la celebrazione di quello che c’è stato e la volontà di mantenere il ricordo in maniera speciale.
Quindi ben vengano i brindisi, la musica, lo scambio degli aneddoti e dei ricordi.
Nel caso di Francesco si è svolto al ristorante, ma il commiato può avere luogo in qualsiasi altro luogo caro al defunto: nel centro sportivo che frequentava? Benissimo.
Ad un circolo culturale o politico? Perché no!
In un giardino privato, un rifugio in montagna, uno stabilimento balneare… non ci sono regole, ma solo la volontà di prendersi il tempo per proseguire la cerimonia e restare ancora assieme, trasformando un giorno di dolore in un piacevole ricordo, che consola e conforta chi resta.
